Home
Storia
Menů
Cantina
Eventi
Dove siamo
Contatti
Galleria
 E’ nel XVIII secolo che dobbiamo ricercare le origini della cucina chiamata oggi piemontese. E’ in quel secolo,  proprio quando si stava mettendo in discussione i secolare domini  delle corti, e cioè quando la Rivoluzione francese  stava spazzando via le antiche società di regime e non solo in Francia, che si ha la configurazione della maggior parte della cucina piemontese. Proprio nel Secolo dei Lumi, dove fu grande il  fermento sociale, che i cuochi piemontesi furono i primi a contendere ai Francesi la presunzione di dettare legge in materia di gastronomia, iniziando ad affermare una propria autonomia ed identità. Ecco apparire  i primi  ricettari di personaggi anonimi dal titolo: Il cuoco piemontese perfezionato a Parigi (Torino  1766) e il Raccoglimento di varie sorti di confiture (…) praticate dal confitturiere di Sua Maestà (1790). E’ un’epoca  in cui in cucina  si dettano precise ricette  su come realizzare la confettura, ogni pietanza candita o conservata sott’aceto, sott’olio o sottosale oppure la vasta gamma di sorbetti, gelati sciroppi, acque aromatizzate e liquori. Tutte ricette  tratte sicuramente da precedenti ricettari francesi, come anche  la preparazione dei “biscottini di Savoia”,  i savoiardi,  ripresa da un antico trattato cucinario francese. Con il riscatto della cucina piemontese, l’Italia  si riprendeva un prestigio perso  in epoca rinascimentale. Epoca in cui tutte le delizie della tavola erano state portate al più alto grado di perfezione e che  con il matrimonio  di Caterina de’ Medici con il futuro re di Francia  Enrico II,    iniziò a segnare il  suo declino  per andare a favorire il successo internazionale della cucina francese, che rimase  inalterato fino alla presa della Bastiglia. Oggi la cucina piemontese non è più solo figlia della amata e odiata  Francia, anche se ne conserva il napoleonico  pollo alla Marengo, il fricandeau, vitel tonné, civet e bonet, la sua cucina acquisisce identità; è nobile, signorile, sobria, ma robusta. Tutto ha un sapore in Piemonte: soprattutto di bosco, di vallate, di montagna. E’ una cucina stagionale, principalmente autunnale perché  in questa stagione  i suoi preziosi frutti  manifestano preziose qualità  come: tartufi, uva, cardi, nocciole ed inoltre cipolle di Ivrea,  trote del Sesia,  formaggi di Chiaverano,  toma delle Langhe e il dolce peperone quadrato di Asti.
 
2000px-Regione-Piemonte-Stemma.... la cucina piemontese, bene, lo sapevate che la cucina piemontese è quella col maggior numero di piatti tipici regionali? Ma cos’è un piatto tipico regionale? Un piatto tipico regionale è una ricetta pensata, applicata e soprattutto cucinata storicamente all’interno di una specifica regione, con ingredienti tipici del territorio, che è stata catalogata e a cui è stato dato un nome univoco.

La cucina piemontese è nota per i salumi, i primi, gli arrosti, i bolliti, le salse, ecc. ecc. ma cos’è che la rende unica? Cosa offre la cucina piemontese più di ogni altra? Cosa la rende diversa?

piamonte-oraGli Antipasti!

Fuori dal Piemonte un antipasto può essere un piatto di salumi misti, in Toscana in più ci sono i crostini, magari si possono trovare sottaceti, in Calabria qualcosa col peperoncino, un po’ di nduya, insomma fuori dal Piemonte l’antipasto è quel che dice la parola stessa: qualcosa da piluccare prima del pasto, da noi no, l’antipasto è tutta un’altra storia.

Un pranzo alla piemontese può prevedere anche trenta antipasti, che vanno dal semplice piatto di salumi alla ricettta più complicata, un antipasto da noi ha realmente la stessa dignità se non di più di un primo o un secondo di altissimo livello, un antipasto può essere una ricetta complicatissima, con una storia antichissima ma, soprattutto NOBILISSIMA.

2000px-Lesser_coat_of_arms_of_the_Kingdom_of_Italy_(1890)_(alternate)Ogni ricetta ha origini nella cultura contadina, ma cosa la rende nobile? Risposta elementare: i soldi. Il Piemonte e in partcolare la città di Torino come tutti sappiamo, furono sede della Real Casa dei Savoia, ora siccome è poco credibile che un re o una regina si accontentino di un uovo al padellino… e siccome è probabile che un re o una regina di soldi da spendere ne avessero, ecco che la semplice ricetta contadina, rielaborata nelle Reali Cucine, diventava un magiare da re.

E’ pensabile che i nostri nobili antenati, per le loro feste e per i pranzi diplomatici avessero la necessità di mettere in tavola una quantità di portate superiore alla norma e, soprattutto non i soliti primi, secondi e contorni ma qualcosa di più e di diverso, quindi l’antipasto diventava il mezzo ideale per ammaliare l’ospite di turno. Piccola nota: lo sapevate che fino ai primi dell’ottocento si mangiava normalmente in piedi e che solo invitando i lontani parenti russi, i quali mangiavano abitualmente seduti a tavola, a casa Savoia si prese l’abitudine poi diffusa in tutto il paese di sedersi a tavola?

Dunque l’antipasto come segno distintivo di una nobile cucina, in più va detto che i francesi, i quali furono nostri acerrimi nemici, (venite a visitare le fortezze che dal primo medioevo hanno impedito che il nord Italia diventasse una provincia francese) con la loro nouvelle cousine non hanno inventato niente, ogni antipasto piemontese nato ben prima, può tranquillamente essere un piatto di nouvelle cousine. Un mio amico dice che la nouvelle cousine è solo: portate microscopiche in enormi piatti. Noi almeno usiamo piatti di dimensioni normali…

torino_palazzo_reale_per_articolo_tre_giorni_a_torino


Site Map